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Indicazioni cliniche del bite

S'apre in questo paragrafo un discorso che ben merita una trattazione estesa, per la cui completezza dobbiamo necessariamente rimandare il nostro ospite anche ad altre sezioni del sito.

   

 
 
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L'abuso in termini sia di errata diagnosi che di inadeguatezza della terapia é nell'esperienza di molti tra pazienti e dottori. Il bite insomma é divenuto un oggetto "popolare" facilmente accettato dai pazienti .Purtroppo il più delle volte l'inadeguatezza della diagnosi e della realizzazione è riconoscibile solo a posteriori. Come in tutti gli altri casi di rapporto medico paziente, solo con grande chiarezza nella comunicazione e con precisione di  diagnosi, dopo l'effettuazione della visita e l'esecuzione degli eventuali esami  d'ausilio diagnostico, si può trovare la validazione di questo esclusivo  rapporto.

Che cosa si può curare con il bite.
Diamo adesso  di seguito, con  ulteriori specifiche per quanto non è stato già desunto  dalla lettura precedente, un elenco delle problematiche che possono essere trattate efficacemente con un bite, da solo, o come più spesso succede, in sinergia con altri trattamenti.

CEFALEA: il mal di testa affligge 16.000.000 di italiani. Purtroppo sembra che si sia ben lontani da una cura farmacologica ideale. In effetti, a ben guardare, si può scoprire che:
1) la classificazione delle cefalee più attuale risale al 1988 (Headache Classification Committee of the International Headache Society (1988). Classification and diagnostic criteria for headache disorders, cranial neuralgias and facial pain. Cephalalgia 1988; 8 (suppl.7): 1-96. )
2) si sta facendo strada l'esigenza di considerare da un altro punto di vista le cose. A titolo di esempio e per comodità del nostro lettore citiamo dal Meeting "Cefalea e Disordini Correlati" tenutosi a Ginevra il 13 e 14 Marzo 2000 presso la sede centrale dell’OMS© Organizzazione Mondiale della Sanità 2000 © Lega Italiana Cefalalgici – ONLUS 2001 (edizione italiana). In un contesto di globalizzazione dell’informazione non possiamo quindi non prendere atto delle nuove tendenze che considerano il paziente affetto da un disturbo cefalalgico mai estrapolato dalla sua quotidianità.  Le priorità mediche attuali dovranno in futuro ricomprendere una ricaduta non esclusiva sul fenomeno cefalea ma bensì estendersi ad una attenta analisi della "qualità di vita" del paziente. Questa sarà la sfida del prossimo decennio. Da una "medicina impossibile" che ha visto l’accentrarsi di enormi risorse culturali verso sottotipi di disturbi cefalalgici  numericamente minimali e con improbabili ricadute sulle forme a più alta incidenza, ad una "medicina sostenibile" che consideri la prevenzione, l’educazione e la formazione la base per limitare i comportamenti a rischio di tutti i cefalalgici.

Dr Paolo Martelletti
Presidente Lega Italiana Cefalalgici – ONLUS

A livello mondiale vi è una assenza di studi sui differenti sottotipi di cefalea e gli studi svolti finora hanno impiegato metodologie di raccolta dati diverse, nonostante che siano state standardizzate le definizioni dalla Società Internazionale delle Cefalee nel 1988. Rimane indiscusso il fatto che l’emicrania e la cefalea tensiva sono i tipi di cefalee più prevalenti, entrambi potenzialmente disabilitanti e con il maggiore impatto sulla salute pubblica.
La forma più diffusa di disturbo cefalalgico è la cefalea tensiva. Essa spesso si manifesta già nell’adolescenza, raggiungendo il picco di prevalenza nella quarta decade di vita per poi iniziare a diminuire. In generale la sua prevalenza su base annua può superare il 60% anche se in alcuni paesi sembra essere meno frequente.
L’emicrania è il disturbo cefalalgico più studiato in assoluto e il meglio compreso. L’insorgenza dell’emicrania si osserva sin dall’infanzia, ma è più comune tra i 20 ed i 30 anni di età e diviene relativamente poco frequente dopo i 40 anni; quindi la sua prevalenza aumenta dalla prima alla quarta decade di vita per poi diminuire. L’emicrania comunque, rappresenta un rilevante problema anche per i bambini; ad esempio è riportato che il 16% dei bambini egiziani ne risulta essere affetto.
Globalmente la prevalenza dell’emicrania varia secondo i paesi. A titolo esemplificativo, secondo studi Europei ed Americani la prevalenza annuale di emicrania è stimata intorno al 10-15% degli adulti E ancora invitiamo il lettore a leggere, per esempio, su www.pathosonline.it come nelle cefalee del bimbo la componente tensiva muscolare, di cui la medicina osteopatica potrebbe darci ampia spiegazione, possa essere  importante ancor prima dell'eruzione dei denti, ma, aggiungiamo noi, possa poi essere per così dire, imperniata e stabilizzata in seguito alla disposizione dell'incastro dei denti sulle ossa craniche in  crescita distorta per la tensione muscolare abnorme.

Aspetti clinici delle cefalee idiopatiche precoci Clinical features of early onset idiopathic headaches
Umberto Balottin
Unità Operativa di Neuropsichiatria dell'Infanzia e AdolescenzaUniversità degli Studi dell'Insubria, Ospedale Fondazione Macchi,Varese
3) se sommiamo la percentuale del 60% con quella del 15% otteniamo che il 75 % delle cefalee cioè i 3/4 di tutte le cefalee può essere   causato o concausato da disfunzione neuromuscolare e quindi rientrare facilmente in un'ottica diagnostica di disorganizzazione del Sistema Posturale Globale di cui il Sottosistema Stomatognatico é una componente  su cui si potrebbe intervenire, dopo accurata diagnosi, con un bite in discriminata  sinergia con altri rimedi. Quanto detto  non costituisce ovviamente un incoraggiamento ad usare indiscriminatamente un bite in tutte le forme di cefalee.

DISORDINI DELL'ARTICOLAZIONE TEMPOROMANDIBOLARE.  In questi casi si ritiene indispensabile un bite che riporti la mandibola nella chiusura della bocca in una  posizione che collochi le articolazioni temporomandibolari in "centratura funzionale delle loro componenti interne" così come "una centratura della posizione della finestra  in chiusura sul telaio per far sì che i cardini  scorrano bene senza frizioni". L'intervento con il bite è prioritario e prevede talora per vari motivi una posizione terapeutica esageratamente avanzata (col mento in avanti) rispetto a quella che sarà la posizione finale.

DISORDINI MUSCOLARI. In questa evenienza è quasi sempre indispensabile una terapia sinergica di rieducazione neuromuscolare, essenzialmente costituita da esercizi appropriati.

DISORGANIZZAZIONE POSTURALE GLOBALE. Succede che l'evidenza della disorganizzazione posturale emerga sintomatologicamente in un punto X del Sistema Posturale, per esempio al rachide lombare con una lombalgia , ma che l'input causale risieda a distanza. Quando esistono chiari segni che la causa primaria risiede nel Sistema stomatognatico, di solito estrapolati da prove trend ai test kinesiologici o ad esami posturostabilometrici, è di grande efficacia l'utilizzo di un bite studiato appositamente.

BRUXISMO. I pazienti che presentano bruxismo sono in continuo aumento. L'Apparato Stomatognatico é la vittima più che l'attore del bruxismo, in quanto si ritiene giustificatamente che il fenomeno origini da un eretismo del Sistema nervoso. L'uso di un bite è utilissimo, praticamente indispensabile, per evitare o quanto meno limitare danni strutturali irreversibili alle componenti del Sistema Stomatognatico come usure  da sfregamento o addirittura fratture dei denti, lesioni al parodonto da "jiggling", lesioni intracapsulari delle articolazioni temporomandibolari, artrosi articolare.


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