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IL PAZIENTE DI CHIRURGIA ESTETICA
un ritratto semiserio

Uno degli elementi fondamentali per l’ottima riuscita d’un intervento di Chirurgia Estetica - per quanto singolare possa apparire - è il paziente stesso… o meglio la sua “tipologia percettiva” della chirurgia plastica, unitamente alle motivazioni psicologiche che lo hanno spinto a consultare un chirurgo.
Avendo ormai alle spalle molti anni di professione, ho incontrato e visitato centinaia di persone sia in ospedale sia nel mio studio, e credo dunque di poter stilare alcuni brevi profili psicologico-comportamentali sui principali “tipi” di pazienti.

   
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Per quanto la lettura di questi ritratti possa far sorridere il lettore, ho deciso di raccoglierli e presentarli affinché questi possa, eventualmente, riconoscervisi facilmente ed arrivare al sospirato primo colloquio con il chirurgo in modo più consapevole. Senza alcuna pretesa di psicanalizzare in questa sede nessuno, posso però affermare che l’attenta lettura del presente capitolo apporterà non pochi benefici al rapporto professionista-paziente. Ricordate, infatti, che migliore sarà il rapporto tra voi e il chirurgo, migliore sarà la vostra soddisfazione finale.
Prima d’iniziare questa sintetica galleria di ritratti, mi sia consentito spezzare una lancia in favore degli uomini. Nei confronti della chirurgia plastica, infatti, ho statisticamente constatato come il loro atteggiamento sia più deciso, come siano più chiari con sé stessi e meno soggetti a timori di varia natura rispetto alle donne. Quando un uomo entra nello studio di un chirurgo plastico praticamente ha già infranto un tabù, è già caduta la prima e più alta barriera fra sé stessi e l’obiettivo desiderato. Inoltre, la quasi totalità degli uomini che s’informano o chiedono un consulto, risolvono in seguito il problema in tempi piuttosto brevi, contrariamente alle donne. Forse perché le donne sono più portate a sognare, a non fermarsi alla prima possibilità, chissà... e allora cominciamo proprio dalle rappresentanti del gentil sesso: Donne

La Presuntuosa

La Presuntuosa entra nello studio molto spesso con un gran sorriso accattivante, si siede e comincia: “Vede, professore, sono venuta per informarmi, ma lei ritiene ch’io abbia bisogno di qualcosa? Io credo di non aver bisogno di nulla, vero professore?” Quindi ti racconta di tutte le sue amiche che hanno fatto questo e quello, e non sono poi migliorate così tanto. Ma loro ne avevano bisogno, lei no. A quel punto non puoi fare a meno di guardarla negli occhi per un lungo minuto, mentre ti domandi come mai sia venuta da te. E d’improvviso realizzi che vuol solamente esser rassicurata sulla sua bellezza, e sul fatto che lei finché avrà vita non avrà mai bisogno del chirurgo plastico poiché baciata dalla Natura e tanto più bella delle altre. Ovviamente assecondi le sue finte certezze, fai finta di darle ragione, la congedi con educazione dopo aver sperato che la visita si prolunghi il meno possibile. Che pianeta meraviglioso, le donne! Molto spesso sembrano così sicure di loro stesse e della loro immagine, ed invece sono così incerte! Ma contraddirle non sortirebbe alcun effetto e, soprattutto, sarebbe crudele.

La Repressa

La Repressa entra nello studio del chirurgo, generalmente con abiti poco vistosi: golf piuttosto larghi per non mettere in risalto le forme, gonne moderatamente lunghe e sempre larghe per celare rigonfiamenti dei glutei e, soprattutto, l’odiata “cellulite”. “Sa professore - dice guardandosi le mani curate - io vorrei fare un lifting, ringiovanire un po’ il volto, qualche punturina… mi sento così piena di vita, ma che vuole, non ho proprio il coraggio. Mi aiuti lei… e poi professore, si vedrà molto se modifico qualcosa? Sa, vivo in un quartiere così pettegolo e se ne accorgerebbero tutti… e poi mia madre… vivo con lei e queste cose non le capirebbe mai! Ho visto quella famosa soubrette, quella lì, come si chiama?… per carità, con quelle labbra! Cosa potrei dire alle mie amiche? Mi prenderebbero in giro…”.
Tu l’ascolti rassegnato, e le spieghi che non si vedrà nulla se l’intervento sarà ben fatto, che le amiche avranno poco da dire quando la vedranno bella e giovane anche d’aspetto oltre che nell’anima, che alla mamma potrà spiegare in anticipo tutte le procedure per tranquillizzarla, ecc…  ecc…
Quindi le fai una visita accurata, ma non insisti nel volerla operare.
Perché non trovo deontologicamente corretto forzare una decisione che spontaneamente non verrà mai, causa insicurezza intrinseca della persona. Inoltre è giusto che questa donna continui a sognare… i sogni non costano nulla!

La Realista

La Realista è un’ottima paziente. Generalmente è precisa e lineare nell’esposizione dei suoi desiderata al chirurgo, perché lo è soprattutto con sé stessa. Esordisce: “Io vorrei… fare questo, fare quello… e non posso al momento, ma quando potrò, verrò da lei e lo faremo”.
Da parte mia le chiedo quindi di spiegarmi quali siano le cause dell’attuale impossibilità, invitandola ad analizzarle insieme con la dovuta calma.
Quasi sempre una delle principali motivazioni addotte è la mancanza di denaro per pagare l’intervento: viva la sincerità! E questo - lo ammetto - è uno dei motivi che maggiormente m’intenerisce, faccio di tutto per trovare un onesto compromesso che soddisfi entrambi. Anzi, ogni volta che capita, penso a quante persone con seri problemi in vita mia ho operato gratis, e se vedo che l’indicazione chirurgica è reale e per la paziente può esservi un effettivo miglioramento post chirurgico e, soprattutto, se l’indigenza della persona mi sembra suffragata dalla verità allora… quasi mai la paziente esce poco contenta dallo studio: la opero, e della parte economica parleremo in seguito.

L’Idealista

L’Idealista, insieme alla Speranzosa di cui tratteremo in seguito, rappresenta un “pericolo potenziale” per il chirurgo e per sé stessa.
Di norma, esordisce più o meno così: “Professore sono qui da lei perché vorrei cambiare qualcosa della mia vita, anzi, le dirò che vorrei cambiare molte cose del mio fisico, perché voglio cambiare vita…” e subito dopo enumera le ragioni che la spingono verso questo cambiamento: talvolta la separazione oppure la presenza di un nuovo compagno, la voglia di un bel viaggio esotico in cerca d’avventure per festeggiare una ritrovata libertà, ecc… ecc...
Cosa significano le ragioni-esempio appena citate? In realtà, in simili casi, le ragioni addotte sono solo uno specchietto per le allodole poiché la paziente “carica” l’intervento di Chirurgia Estetica di una serie di valenze psicologiche o istanze esistenziali più profonde che, assolutamente, non possono trovare in esso soddisfacimento o soluzione. E dunque il pericolo è rappresentato proprio da queste “eccessive aspettative”.
Secondo i risultati di una statistica molto seria, effettuata da un gruppo di psicologi americani, la voce “eccessive aspettative” è indicata come la più frequente nonché deleteria causa d’insoddisfazione sotto l’aspetto “impatto psicologico” tra tutti i pazienti “insoddisfatti” d’un intervento di Chirurgia Estetica poiché insorge l’equazione mentale: “Anche ora non sono felice della mia vita = l’intervento è riuscito male”.

La Speranzosa

La Speranzosa si differenzia dalla Idealista unicamente per il fatto di perseguire un preciso ed unico obiettivo, non un generico o globale cambiamento di vita.
Esempio: “Io vorrei migliorare solo alcuni dettagli perché vorrei riconquistare il mio amore… sa, mio marito è scappato con l’amica di mia figlia e questa aveva due grandi seni… a lui sono sempre piaciute le donne formose!”. Oppure: “Mi sono fidanzata con un ragazzo più giovane di me e vorrei, naturalmente, sembrare anch’io più giovane, così staremo insieme a lungo…”.
Tali pazienti - per avere un approccio corretto - dovrebbero maggiormente coscientizzare che, anche se operate, dopo aver ottenuto l’effetto desiderato sul proprio corpo può comunque accadere che il giovane fidanzato se ne vada, come è fortemente probabile che il marito perduto non torni a casa. Purtroppo, invece, questa presa di coscienza “profonda” non avviene. Di conseguenza, nel loro inconscio, si farà strada in seguito un unico pensiero: di chi è la colpa della mia infelice situazione, se non dell’intervento mal riuscito? Questo è, ovviamente, un escamotage psicologico prodotto dalla loro mente, che le scarica dalle proprie responsabilità, creando una percezione distorta della realtà. E il perverso circolo che generava l’insoddisfazione iniziale continua, ingigantendosi sempre più.
Quando s’incontrano questi soggetti, è dunque bene non operarli, ma farli riflettere molto attentamente sul passo che si sta per compiere. Soprattutto, è necessario spiegare che la Chirurgia Estetica non cambia la vita: ci fa sentire più sicuri nel consesso sociale, non certo più fortunati.
Qualsiasi intervento estetico, infatti, non va mai fatto per fini diversi dalla propria personale soddisfazione.

La Sognatrice

La Sognatrice è sicuramente la paziente che mi suscita maggior tenerezza. Pur sapendo ancor prima d’entrare in studio che non potrà mai permettersi un intervento di Chirurgia Estetica, viene comunque ad informarsi sui possibili esiti, sul come sarebbe il suo nuovo corpo o il suo nuovo viso, se il sogno per incanto divenisse realtà. Soprattutto, vuol conoscere al centesimo quali siano i costi che preconcettualmente ritiene - errando - stratosferici, molto al di sopra delle sue possibilità.
In fondo questa tipologia di paziente subisce l’identica spinta emotiva di quelle simpatiche signore borghesi che, passeggiando per una elegante via di Roma o di Milano, si fermano davanti alle vetrine dei grandi stilisti o delle gioiellerie più raffinate, magari in compagnia di un’amica. Entrano e pensano come starebbero bene con il collier in vetrina o con quel visone lungo fino ai piedi…
Non è difficile riconoscerle: appena entrate si guardano intorno con l’aria un po’ smarrita, leggermente intimidita, ma soffocando l’ansia chiedono “Quanto viene quell’oggetto…”? e ricevuta la risposta che più o meno s’aspettavano, parlottano con l’amica ed aggiungono “…magari ripasso più tardi, è bene non fermarsi alla prima vetrina, lei capisce…” e puntualmente vengono accompagnate alla porta dall’elegante commesso che le guarda con l’aria di chi sa come va il mondo.
Dunque, sognano. Prima di entrare sapevano perfettamente che mai avrebbero potuto acquistare quegli oggetti ma domandare è lecito, rispondere cortesia. Ebbene posso personalmente testimoniare che la “scenetta” sopradescritta per lo shopping, praticamente senza variazioni di sorta, accade in realtà anche nello studio d’un chirurgo plastico: m’accorgo subito quando entra una sognatrice, perché il novanta per cento delle volte è accompagnata da un’altra signora, e al massimo dopo cinque minuti arriva all’argomento che le sta maggiormente a cuore: il prezzo. E spesso prima ancora ch’io abbia esposto il tipo d’intervento, gli ipotetici esiti, le regole da osservare pre e post-operazione, ecc. ecc…
Tuttavia, comprendo bonariamente l’atteggiamento e il comportamento di queste signore e invito qualsiasi collega a fare altrettanto, soprattutto perché queste pazienti sono i soggetti più sensibili al bombardamento mediatico di notizie vere e false sull’argomento “chirurgìa plastica”. Bisogna portare pazienza.

La Dismorfofobica

Su questa “tipologia” di paziente non bisogna ironizzare, perché rappresenta una vera e propria patologia, anche se a volte le persone ne sono del tutto ignare.
Il termine composto italiano “dismorfofobìa” deriva dai lemmi greci “δύσμορφος” (dysmorphos = deforme) + “φόβος” (fobìa = paura) e il suo significato medico è: “nelle forme lievi fobìa della propria figura morfologica; nei casi più gravi timore ossessivo di diventare deformi”, ovvero non accettazione della propria immagine.
Chi ne è affetto, pur se operato dal miglior specialista del globo, non sarà mai contento della sua nuova immagine, così come non lo è nel momento stesso in cui chiede un consulto ad un professionista.
Indifferentemente se tale paziente sia uomo o donna, risulterà estremamente difficile da trattare. Il vero problema per un chirurgo è saper riconoscere la reale presenza della patologia in breve tempo, perché molto spesso essa è mascherata, latente, inespressa o velatamente percettibile, ed emerge unicamente dopo un lungo colloquio e un’indagine molto approfondita.
Se sorge anche un solo dubbio al riguardo, è molto importante capire le motivazioni che spingono il soggetto alla Chirurgia Estetica, e se tali motivazioni appaiono sfumate o confuse, è opportuno senza indugio rimandare l’intervento. Temporeggiare, posticipandolo in casi estremi anche a data da destinarsi, senza mai mostrare un categorico rifiuto.
Infine, nei casi più eclatanti, ad esempio quando si tratta di persone operate molte volte e inspiegabilmente non ancora soddisfatte o quando s’incontrano pazienti preconcettualmente “negativi”, in scienza e coscienza è opportuno suggerire loro un buon psicoterapeuta.

La Turista Chirurgica

Premessa: L’etichetta riassuntiva di “turista chirurgica”, per la tipologia di paziente donna che mi accingo a descrivere, non è un parto di mera fantasia, quanto una semplice trascrizione dei miei ricordi conseguenti uno dei miei tanti stage negli U.S.A.
I maggiori chirurghi americani che ho visitato - dopo averli attentamente osservati in sala operatoria - spesso m’invitavano nei loro studi professionali per assistere alle visite private e, con malcelata soddisfazione, mi presentavano sempre alle pazienti come “il chirurgo italiano che ha varcato l’oceano per osservare e copiare il mio lavoro”. Il motivo di tanta vanità? Sempre lo stesso… la loro fama aveva varcato l’oceano ben prima ch’io andassi in America!
Io naturalmente sorridevo, accettando il ruolo del discepolo curioso: un po’ perché in fondo era la verità, un po’ perché mi divertiva esser “la causa” - seppur minima - d’aumento del loro prestigio professionale.
E quando la paziente (raramente accadeva con un uomo) usciva dalla stanza a visita ultimata, il chirurgo di turno mi diceva: “Caro Vincenzo, hai appena potuto incontrare una “turista chirurgica”, cioè una che visita a tappeto tutti gli studi professionali più prestigiosi della città… per non fermarsi mai”. Quante volte - ammetto - ho sorriso di gusto per questa definizione! Tuttavia oggi riconosco che quei medici avevano ragione, simili incontri capitano con una certa frequenza anche nel mio studio.
Ma come si riconosce questa tipologia di paziente?
Semplice: la “turista chirurgica” è generalmente una signora che sommerge il chirurgo di domande (nulla di anormale), ma talmente specifiche e pertinenti che… non puoi fare a meno di capire come sia molto edotta in materia di Chirurgia Estetica: oltre ai quesiti fa molte affermazioni, e addirittura parla e disquisisce di tecnica chirurgica, arrivando a citare la migliore per il suo caso!
Inevitabilmente, quindi, intuisci benissimo come tanta cultura non possa essere soltanto figlia di letture sul tema, ma derivi da ripetuti colloqui con specialisti del settore. Alla domanda specifica: “Mi perdoni signora, è la prima volta che vede un chirurgo plastico”?, lei risponde sempre con qualche titubanza: “No, lei è il terzo o il quarto professionista che incontro”. Questo perché solitamente la “turista” fa passare gli anni senza mai decidersi all’intervento: in fondo non le interessa giungere all’obiettivo, quanto confrontare.
A quel punto realizzi come non sia importante continuare la disquisizione sull’intervento di cui si parlava - non ti importa nulla infatti di sentirti un po’ sotto esame ed inevitabilmente oggetto di paragoni passati e futuri - e tenti di concludere la visita da buon professionista.
Per dirla tutta: sono queste le persone che ti fanno benedire l’eventuale decisione d’aver aumentato la parcella per un consulto, e quando le congedi hai la perfetta consapevolezza che difficilmente le rivedrai poiché loro continueranno il “giro turistico”.
E probabilmente - girando girando - la loro confusione mentale aumenterà , ma in fondo non hanno una vera patologia. Quindi va bene così.

Uomini

Gli uomini - e in special modo i mariti - generalmente sono contrari alla chirurgia plastica. Sull’argomento esiste una ricca letteratura psico-sociologica, e dunque non vi sarebbe il bisogno di fare un’ulteriore trattazione in questa sede. Tuttavia, senza voler annoiare il lettore descrivendo le motivazioni della pervicace ostinazione maschile a negare il proprio assenso affinché la moglie/compagna effettui qualsivoglia intervento, voglio spendere qualche riga… a beneficio di tutte le gentili lettrici.
In lunghi anni di professione ho imparato a dividere idealmente gli uomini che mi è capitato di ricevere in studio, in quattro categorie: gli onesti intellettuali, i gelosi insicuri, i disonesti materiali, gli edonisti equilibrati. Osserviamoli da vicino.

Gli Onesti Intellettuali

Gli Onesti Intellettuali possono definirsi come quegli uomini che veramente amano la loro compagna: non sono avari di complimenti e spesso le dicono “Mi piaci così”, essendo di tale affermazione realmente convinti. Per questi l’intervento di Chirurgia Estetica, seppur palesemente migliorativo, è percepito come inaccettabile cambiamento del profilo fisico della “lei” (sia ella compagna stabile o temporanea), ed è temuto quale presunta fonte di sofferenza per la donna e, di riflesso, per sé stessi. Astraendo, per gli Onesti Intellettuali la difesa della donna amata e del loro amore sincero da qualunque accadimento esterno, è un’assoluta “priorità”.
Ebbene, contrariamente a quanto si possa supporre, questi uomini sono i più semplici da “smontare” dialetticamente: basta convocarli e spiegar loro con chiarezza e semplicità come l’intervento sia praticamente indolore e i rischi ridotti pressoché allo zero e, soprattutto, come la ritrovata avvenenza della loro donna rappresenterà un’esaltazione ancor più felice della loro intimità.
Per onestà infine, va detto come questi uomini siano sempre validamente vicini alle loro compagne subito dopo l’intervento, rassicurandole e confortandole.

I Gelosi Insicuri

I Gelosi Insicuri sono quegli uomini che continuano a domandarsi - perché non l’hanno ancora capito - come sia stato possibile che proprio loro si siano sposati con una donna così carina e piena di vita e con tale enorme voglia di piacere e di piacersi.
Spesso si (e mi) domandano: “Ma se diventa più bella, più giovane, più formosa, chi la regge più? Tutti gli uomini me la guarderanno e cercheranno d’insidiarla (in effetti è vero) e io come faccio a vivere tranquillo”?

La paura di questi uomini si palesa nel temere che la loro vita diventi un inferno, affondano nel vortice della gelosia, e la loro insicurezza si oppone nettamente alle istanze migliorative delle loro sottomesse compagne. Il geloso insicuro è difficilmente convincibile e, soprattutto, è bene che il problema sia dibattuto fra le pareti domestiche prima di chiedere un consulto ad un qualsiasi chirurgo. Come professionista, guardandoli, puoi provare solo un po’ di dispiacere per esser stato la causa involontaria dei loro eventuali litigi. Ma così va il mondo.

Il Disonesto Materiale

Il Disonesto Materiale probabilmente rappresenta la peggior categoria, tra le quattro citate, soprattutto perché l’uomo che vi appartiene possiede spesso una personalità alquanto ineffabile.
Chi è, dunque? Per grandi linee può esser descritto come l’uomo che giudica una moglie/compagna che manifesta istanze migliorative unicamente un problema. Perché?
Perché a lui della moglie/compagna avvenente non importa proprio nulla, tanto va a letto con molte altre e pensa: “Che scocciatura questa, devo spendere un sacco di soldi, magari poi sta male e mi tocca seguirla di più… non ci penso nemmeno!” oppure “Ma guarda che rompiscatole, ha fissato l’intervento proprio il giorno che devo partire per quel viaggio di lavoro con quella segretaria bella e giovane… quella sì che ha due natiche da sballo, non questa qui che si vuole fare la liposcultura, il lifting, il seno… altro che ritocco, bisognerebbe farla da capo!”
E se per caso accompagna (o è costretto ad accompagnare) la moglie/compagna in studio, lo fa sempre in modo avventato, sbrigativo: parla immediatamente di soldi, domanda per quanto tempo lei dovrà continuativamente stare in casa (pensando al suo conseguente obbligo). In sintesi, per lui l’intervento (qualunque esso sia) è solo un problema egoistico.
E personalmente, quando mi accorgo d’avere di fronte un disonesto materiale, comincio seriamente a divertirmi e tanto faccio - anche stuzzicando le aspettative delle pazienti - che porto la moglie/compagna effettivamente al tavolo operatorio, con piena soddisfazione sua e mia. Confesso che in simili casi mi sento un po’ dalla parte delle donne e spero ogni volta - vivamente - che dopo l’intervento la signora divenuta più giovane e formosa… restituisca pan per focaccia al consorte.

Gli Edonisti Equilibrati

Gli Edonisti Equilibrati rappresentano, in assoluto tra uomini e donne, il miglior paziente possibile. Rientrano nella categoria tutti quegli uomini che, con differenti gradazioni, di base accettano il loro aspetto estetico e puntano tramite l’intervento ad un reale miglioramento. Le loro motivazioni sono solo due: piacere e piacersi, con preferenza per l’una o per l’altra in ragione della loro posizione sociale, età, stile di vita, desideri, stato civile.<
Questi uomini sono il paziente perfetto per qualsiasi chirurgo: per il solo fatto d’essere arrivati sino allo studio hanno già infranto un tabù, e praticamente nella totalità dei casi sanno già perfettamente, ancor prima di mettervi piede, cosa vogliono. Per loro il professionista rappresenta un vero e proprio “consulente di felicità”: ascolteranno per filo e per segno ogni singola parola o consiglio tentando di trarne il massimo beneficio (anche psicologico), faranno domande spesso pertinenti, si preoccuperanno molto poco dell’aspetto economico, seguiranno scrupolosamente ogni prescrizione ottimizzando il tempo che li separa dal consulto al tavolo operatorio. Raggiungere l’obiettivo, nel miglior modo possibile, il loro concreto interesse. Raramente saranno insoddisfatti degli esiti. Con loro, anzi, è sempre possibile stabilire un rapporto franco e diretto e se torneranno dopo poco tempo, molto spesso sarà per un nuovo, diverso, intervento.

Nota finale

Per concludere questo capitolo voglio precisare che ho descritto - volutamente in modo un po’ caricaturale seppur aderente alla realtà - varie categorie di pazienti o “personaggi” in senso assolutamente generale.
Con franchezza ed onestà intellettuale devo comunque riconoscere come la maggior parte dei pazienti che varcano la soglia del mio studio, uomini o donne che siano, sono persone del tutto “normali” ed equilibrate: sono spinte dalla volontà di migliorarsi per motivi più che condivisibili e possiedono una sana curiosità.
Ad onor del vero, inoltre, è importante ricordare che i rapporti intercorrenti tra chirurgo e paziente, se correttamente impostati sul nascere, normalmente determinano l’insorgere di quel clima generale fatto di fiducia ed empatia che nella mia personale esperienza non si “perde” con la conclusione dell’intervento, ma dura e si rafforza nel tempo.

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