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Gengivite espulsiva

Prima della scoperta della placca batterica come fattore determinante il processo distruttivo dei tessuti di sostegno dei denti e delle conseguenti pratiche preventive e curative messe in atto nei paesi più sviluppati, una grave malattia odontoiatrica, conosciuta  come "piorrea" o "gengivite espulsiva", interessava la maggior parte della popolazione.

   

 
 
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Il suo apparire con gonfiore, dolore, arrossamento delle gengive e sanguinamento,  fino alla fuoriuscita, nelle forme più gravi ed avanzate, di pus (da cui il nome di piorrea che deriva dal greco e significa, per l'appunto, "scolo di pus"), preconizzava sempre una evento drammatico: la perdita dei denti e con essi, dato che spesso interessava individui giovani, della capacità di seduzione. Una profonda e irrimediabile ferita all'avvenenza fisica di chi ne veniva colpito.

La progressione della piorrea
La sostituzione progressiva dei denti naturali con elementi protesici inseriti in apparecchi rimovibili con scheletro metallico (scheletrati o protesi scheletrate) o, per i meno abbienti, su basi in resina (protesi rimovibili in resina), era il naturale approdo della malattia. Mobilità dentale, dolori alla masticazione, ascessi parodontali accompagnavano il cammino verso l'edentulia.  Spesso l'individuo affetto invocava la dentiera come soluzione definitiva, perché avrebbe posto fine alle ricorrenti sofferenze fisiche ed economiche
. Quanti dentisti in un recente passato si sono sentiti rivolgere dai pazienti affetti la seguente, accorata, richiesta: "dottore mi tolga tutti i denti e mi metta la dentiera".

 

Questo accadeva quando la perdita dei denti era socialmente accettata perché rappresentava un "male comune". Tempi in cui la maggior parte della popolazione di una certa età, neppure particolarmente avanzata, era portatrice di protesi mobili più o meno estese fino alla dentiera completa. Le attuali norme sociali, modificatesi in seguito ai progressi della medicina odontoiatrica che permettono la prevenzione e, comunque, la guarigione della gengivite espulsiva, non tollerano più il portatore di dentiera. Acclarato ormai che il fattore responsabile della perdita dei denti per "gengivite espulsiva" è la placca batterica infiltratasi tra denti e gengive, e che tale fattore può essere eliminato da corrette manovre d'igiene orale, o comunque da specifici interventi professionali, il portatore di dentiera può essere percepito come un trascurato o retrogado, nei casi migliori come un disinformato. Si consideri anche il fatto che un ciclo di cure parodontali, necessario per arrestare la progressione della malattia costa meno di una dentiera completa.


Oggi la gengivite espulsiva, più correttamente definita parodontite cronica, definizione che mette in rilievo la condizione d'infiammazione dei tessuti di sostegno dei denti fino alla loro distruzione con allentamento e caduta, è un affezione che curata in tempo regredisce fino alla guarigione completa. Persino negli stadi più avanzati è possibile arrestarne l'evoluzione verso l'espulsione dei denti. Non curata, invece, è una malattia cronica e progressiva, che può portare alla loro perdita, spesso totale e in breve tempo dall'apparire dei sintomi più eclatanti.


La specifica  branca dell'odontoiatria che comprende nel suo campo d'interesse lo studio delle cause, della prevenzione e dei rimedi per per la parodontite cronica è la  parodontologia. Il professionista che si occupa della sua diagnosi e terapia è il parodontologo. Il nome scientifico che indica l'insieme dei tessuti affetti da questa grave malattia è parodonto: un importante apparato, la cui funzione è sostenere il dente  e ammortizzare le pressioni esercitate su di esso, composto da gengiva, osso alveolare, cemento radicolare e legamenti che collegano l'alveolo osseo al dente.

 

 

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Gengivite espulsiva
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Questo esame fornisce al parodontologo le informazioni necessarie per stabilire un piano di trattamento mirato al caso specifico .....>>

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