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Com'è fatto un impianto dentale?

Fin dall'antichità si è cercato di sostituire i denti mancanti mediante l’inserimento nell’osso di radici artificiali che consentissero il sostegno di un dente. L’implantologia meno recente ha utilizzato impianti di forme varie con lo scopo di assicurare sempre maggiore stabilità nelle diverse zone delle ossa mascellari prive di denti: viti, lame, aghi, dischi, griglie, cilindri e costituiti da materiali diversi, secondo quelle che erano le conoscenze del tempo. Oggi, la moderna implantologia, sostenuta da una rigorosa ricerca scientifica, ha dimostrato che la forma più idonea per un impianto è quella che simula la radice di un dente naturale, che presenta delle spire tipo vite sulla sua superficie, per assicurare quella stabilità primaria di tipo meccanico essenziale all’integrazione dell’impianto nell’osso.

   

 
 
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La ricerca scientifica ha dedicato la sua attenzione non solo al miglioramento della forma degli impianti, ma anche, ed in particolare, ai materiali costituenti e alla superficie che va a contatto con l’osso. L’impianto a vite con forma radicolare può essere di varia lunghezza e diverso diametro per poter utilizzare la maggior quantità di osso disponibile.

Il materiale per implantologia oggi utilizzato e accettato dalla comunità scientifica internazionale è il titanio, un biomateriale.

I biomateriali utilizzati in campo medico che interagiscono con il sistema biologico (osseo) sono classificati come biotollerati, bioinerti, bioattivi.

Biotollerati: presentano tessuto fibroso tra impianto e osso

Bioinerti: presentano contatto diretto osso-impianto (es. titanio)

Bioattivi: presentano connessione chimico-fisica tra osso e impianto

Per l’utilizzazione di un biomateriale in implantologia sono necessarie due condizioni: la biocompatibilità e le caratteristiche meccaniche

Il titanio offre sia una buona biocompatibilità, in quanto bioinerte sia un’ottima resistenza al carico e alla corrosione.

Negli anni 70-80 gli studi scientifici ci hanno fatto comprendere la relazione intima tra osso e impianto ed è stato coniato il termine osteointegrazione, che sta a significare quel contatto diretto tra osso ricevente e il titanio.

La superficie dell’impianto è stato oggetto di studio negli anni ’90 e i ricercatori hanno cercato di dare una risposta alle esigenze di una migliore integrazione tra vari tessuti ossei e superfici implantari.

Il risultato è stato quello che gli impianti di titanio con la superficie ruvida, particolarmente trattata e preparata, rispondevano con maggiore successo rispetto a quelli in titanio con superficie liscia, specialmente nell’osso più “tenero” o di qualità inferiore.

Tutte queste conoscenze ci consentono di poter affermare che gli impianti dentali possono essere applicati in assenza di “rigetto”, in quanto non esiste reazione immunologica avversa,  e con grande predicibilità, con successi chirurgici vicini al 100% grazie alle nuove superfici trattate.


 

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