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RIABILITAZIONE IMPLANTARE

La riabilitazione implanto-protesica nei casi semplici e nei casi complessi. Dall’impianto singolo all’arcata completa, dall’overdenture su impianti al rialzo del seno. Analisi dei limiti e delle possibilità attuali in implantologia.

   

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SOLUZIONI IMPLANTARI
L’implantologia costituisce oggi una risorsa terapeutica a cui si fa sempre più ricorso per due motivi: l’affidablità degli impianti ha raggiunto dei livelli difficilmente ripetibili in altre branche della medicina e dell’odontoiatria e i pazienti che hanno perso denti si sottopongono a riabilitazioni protesiche tradizionali sempre meno volentieri. Tutto ciò ha portato l’industria a sviluppare una miriade di sistemi implantari concorrenti con risultati non sempre in linea con quelli della letteratura scientifica di riferimento. Solo alcune aziende, infatti, hanno coltivato degli standard qualitativi elevati rendendo il lavoro del chirurgo più semplice e ripetibile e il risultato della terapia più soddisfacente. La gamma di applicazioni della tecnica implantare si continua ad ampliare ogni giorno e va dalla sostituzione di un dente singolo posteriore alla realizzazione di un ponte su impianti, dalla sostituzione di un dente frontale con importanti requisiti estetici alla costruzione di una protesi rimovibile ancorata su impianti (e perciò più stabile), fino ad arrivare alla realizzazione di una arcata completa sostenuta solo da impianti. La varietà di soluzioni disponibili rende quindi l’implantologia una risorsa ineguagliabile per la riabilitazione protesica finale, andando a sostituire in pieno la presenza dei denti naturali. Il caso più semplice è quello della sostituzione di un elemento singolo. A seconda delle caratteristiche anatomiche locali e della posizione occupata dal dente perso si sceglierà l’impianto di dimensioni appropriate che consenta una funzione mimetica adeguata. Un caso più complesso è quello della realizzazione di un ponte protesico su impianti grazie al quale si riesce a colmare l’assenza di due o più elementi dentari fino a riabilitare un’emiarcata completa. Esiste poi la possibilità di riabilitare un’arcata dentaria completa e questo si può fare con un ponte di protesi fissa su quattro o più impianti che servono da pilastri e che vanno distribuiti nella mascella o nella mandibola in ragione delle limitazioni anatomiche e delle valutazioni funzionali del caso specifico. Vi è infine la possibilità di realizzare una protesi totale rimovibile ancorata ad impianti che conferiscono alla protesi stessa una particolare stabilità, molto vicina a quella di una protesi fissa, anche in quelle bocche che non possono essere riabilitate con ponte fisso su impianti o su denti naturali. Questo quadro rende chiaro che l’implantologia può rispondere alle esigenze di un grande numero di individui con un grado di affidabilità molto elevato e un minimo disagio intra e post operatorio. I requisiti di base rimangono gli stessi di prima e cioè buone condizioni di salute generale, ottima igiene orale e astensione dal fumo di sigaretta o quasi.

DURATA
La durata di una protesi su impianti dipende da molti fattori, di norma tutti nelle mani dei pazienti. Una volta che un impianto è andato incontro ad osteointegrazione, infatti, la radice in titanio funziona esattamente come quella di un dente naturale essendo sottoposta agli stessi stimoli nello stesso ambiente. Tempo fa si pensava che sostituendo i denti con problemi parodontali con degli impianti si potesse offrire ai pazienti una soluzione semplice, permanente ed esente da qualsiasi rischio. Oggi si sa che le cose non stanno esattamente così e che per mantenere un’implantoprotesi efficiente è necessario prendersene cura esattamente come si dovrebbe fare con i propri denti. I batteri che causano le malattie parodontali, infatti, colpiscono con gli stessi meccanismi anche i tessuti intorno alle viti implantari portandole alla mobilità. E’ evidente perciò che i controlli periodici dall’implantologo, una buona igiene orale domiciliare e professionale e un’attenzione attiva alla propria situazione orale sono indispensabili per la buona riuscita e la durata di un lavoro su impianti.

IMPLANTOLOGIA AVANZATA
Esistono alcune condizioni cliniche che una volta rappresentavano una controindicazione alla soluzione implantare. Attualmente è possibile inserire degli impianti anche in condizioni di riassorbimento osseo estremo, sia nell’arcata superiore che in quella inferiore. Spesso quando si perdono denti per motivi parodontali, cioè per la piorrea, la quantità di osso disponibile all’inserimento di un impianto risulta ridotta e rende il lavoro più complesso ma non impossibile. I sistemi di rigenerazione ossea, infatti, consentono di restituire una parte del tessuto perduto tanto da collocarci una radice artificiale con un costo lievemente maggiore sia in termini biologici che materiali. Una condizione particolare è quella della mancanza di osso nella dimensione verticale tra l’arcata superiore e il seno mascellare. In questi casi si deve ricorrere alla cosiddetta “elevazione del pavimento del seno mascellare” che consiste nello spostamento verso l’alto della membrana interna del seno al fine di sfruttare in altezza lo spazio di questa cavità. Si tratta di un intervento chirurgico molto delicato e sofisticato che se eseguito da mani esperte ha un buona percentuale di successo e permette di masticare con dei molari superiori fissi invece di ricorrere alla protesi rimovibile. Nell’arcata inferiore, invece, quando ci si trova di fronte ad un osso con uno spessore residuo limitato si ricorre all’espansione di cresta, cioè alla frattura intenzionale del margine osseo con l’inserimento dell’impianto all’interno dell’osso con uno spessore aumentato.


 

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