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Parodontite cronica

La parodontite cronica rappresenta sicuramente la forma più diffusa e di più facile riscontro clinico nell'ambito delle parodontopatie. Pur avendo come presupposto i segni tipici della gengivite che dovrebbero mettere in allarme, quasi sempre i pazienti giungono all'osservazione quando il quadro clinico ha assunto una certa gravità.

   

 
 
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Come si manifesta?
La malattia si manifesta con un'alterazione della consistenza della gengiva e della sua architettura, sanguinamento più o meno abbondante, mobilità dentale più o meno marcata. Quest'ultimo segno, in genere, è quello che porta i pazienti a sentire la necessità di essere visitati, ma, purtroppo, corrisponde ad uno stadio della malattia già molto avanzato e perciò più difficilmente trattabile.

Quali sono i fattori responsabili?
I fattori responsabili della parodontite cronica sono diversi, ma quello batterico è sicuramente il più significativo e per questo richiede un'attenzione particolare. La presenza prolungata di residui di cibo sul margine gengivale, provoca la formazione della
placca batterica che, se non viene rimossa, entro 24-48 ore calcifica, trasformandosi in tartaro; è proprio in questo momento che la gengiva subisce un attacco cruciale che la porta prima ad infiammarsi e poi ad allontanarsi dallo stimolo nocivo, cioè a ritrarsi dando luogo a quelle antiestetiche esibizioni della radice dentale, più scura dello smalto e perciò particolarmente evidente.

Fattore batterico nell'insorgenza di parodontiti
I batteri responsabili di questo meccanismo possiedono un metabolismo che li porta a trovarsi a proprio agio nelle zone quasi prive di ossigeno tra la parte interna della gengiva e la parte esterna del dente, dove si stabilizzano e cominciano a moltiplicarsi, rendendo la situazione sempre più grave ed in grado di alimentarsi da sé.

Bisogna pensare che la retrazione gengivale è solo la manifestazione più superficiale di quello che sta avvenendo a danno dell'apparato di sostegno dei denti: se accade questo, infatti, è perché l'osso che sostiene la gengiva al suo livello fisiologico, sta andando incontro ad un riassorbimento che porterà i denti coinvolti ad una mobilità per mancanza di supporto osseo.

L'atra possibilità è che la gengiva non si retragga contemporaneamente al riassorbimento osseo e così si formano le cosiddette tasche gengivali.

Fattore ereditario
Non bisogna dimenticare che la malattia parodontale è caratterizzata da una discreta ereditarietà e che pertanto esistono individui più predisposti al suo instaurarsi, i quali dovranno impegnarsi più degli altri per ripristinare e mantenere uno stato di salute parodontale accettabile.

Altri cofattori responsabili
Altri cofattori responsabili di sofferenza parodontale possono essere traumi ripetuti a carico di uno o più elementi dentari per occlusione errata, presenza di restauri o corone protesiche usurati, fratturati o malposizionati, manovre di igiene eccessivamente traumatiche (lesioni da spazzolamento), malattie sistemiche come il diabete mellito ed infine abitudini nocive come il fumo.

Come si previene?
igiene orale, visite periodiche, eliminazione del vizio del fumo etc....

Cosa si fa per la diagnosi?
Nel corso della vsita clinica il parodontologo effettua il sondaggio gengivale, per valutare la presenza e la profondità delle tasche parodontali etccc....

Quali sono le cure?
Il trattamento della parodontite cronica varia a seconda della gravità del quadro clinico e può andare dalla semplice rimozione del tartaro (detartrasi
- scaling) con strumenti meccanici o ad ultrasuoni, al sollevamento del primo tratto della gengiva per effettuare una pulizia più profonda e radicale. Laddove la perdita di sostegno osseo è stata più marcata, inoltre, esiste la possibilità di promuovere una rigenerazione ossea che potrà ripristinare, talvolta parzialmente, una struttura di supporto sufficiente.

In ogni caso, tutte queste procedure, dalla diagnosi di parodontite, al trattamento e al mantenimento, devono essere effettuate da uno specialista parodontologo che è in grado di circoscrivere l'ambito della malattia e allestire un piano di trattamento specifico e mirato, ma soprattutto di far comprendere ai propri pazienti cos'è la parodontopatia, come si affronta, quali risultati si possono ottenere e come vanno mantenuti nel tempo.

 

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